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COMBATTERE LA CALVIZIE

COMBATTERE LA CALVIZIE

Perdere i capelli sembra un male inevitabile. Ma la caduta non basta, la chirurgia estetica oggi offre nuove soluzioni di autotrapianto veramente efficaci. Ne parliamo con il dottor Eugenio Gandolfi specialista in chirurgia plastica e responsabile del servizio di chirurgia estetica e laser chirurgia del Polispecialistico San Giuseppe di Como.

Garbo-2001-01.jpgAlcuni capelli sul cuscino, qualcuno sulla spazzola, altri invece sul maglione… Come tutti sanno. la perdio dei capelli è un fenomeno del tutto normale che segue il ciclo biologico del bulbo. È normale perdere un centinaio o più di capelli al giorno anche più in certi periodi dell’anno. Non bisogna allarmarsi perché, comunque, per ogni capello perso, in genere, ne cresce un altro che lo sostituisce.
Insomma fino ad una età molto avanzata (circa 60 anni) quando cioè anche i bulbi piliferi esauriscono la propria capacità funzionale i capelli non ci mancheranno, a meno che.,. A meno che non si sia portatori del Mgene hairless”. Si trova nel cromosoma 8. Chi ce l’ha rischia di diventare calvo. Chi non ce l’ha ha la chioma salva. A tutt’oggi, nonostante i grandi avanzamenti della ricerca, gli scienziati che lo hanno identificato non sono riusciti a disattivarlo. E nell’attesa che fare?
I fattori responsabili
La forma di calvizie più diffusa, ci spiega il dottor Eugenio Gandolfi, specialista in chirurgia plastica e responsabile del servizio di chirurgia estetica e laser chirurgia del Polispecialistico San Giuseppe di Como, «è legala appunto ad una predisposizione genetica. Alcuni bulbi, soprattutto nell’uomo quelli in corrispondenza della zona frontale, sono eccessivamente sensibili all’azione degli ormoni androgeni.
E se questi bulbi attraverso l’enzima 5-alfa riduttasi (attivo nella crescita dei capelli) vengono continuamente stimolati, invecchiano precocemente rispetto agli altri perché sottoposti ad un eccessivo carico di lavoro». Normalmente la caduta dei capelli è progressiva: inizia già prima dei venti anni e può aumentare fortemente in alcuni periodi “difficili” della vita. Ma se la caduta inizia bruscamente senza alcun preavviso “genetico” potrebbe essere anche uno dei sintomi di altre malattie (ad esempio, malattie della tiroide ecc), all’assunzione di determinati farmaci oppure a drastiche diete dimagranti.
E in tal caso la calvizie si dovrebbe risolvere curando la patologia stessa che lha causata. Se si tratta di alopecia androgenetica, che è la forma più diffusa della calvizie ereditaria, si può ricorrere ad un farmaco specifico oltre che A medicamenti con la funzione di integratori alimentari del capello, mirati alla stimolazione del bulbo, così facendo si riesce a tenere in vita più a lungo i capelli destinati a cadere non riuscendo, però, ad aumentarne il numero nelle zone ormai calve. Per queste l’unica soluzione possibile è lautotrapianto.
«Con gli anni la chirurgia della calvizie si è evoluta notevolmente», continua il dottor Eugenio Gandolfi, «mettendo a disposizione dei pazienti metodiche sempre più efficaci e mini-invasive Dalle semplici protesi all’impianto di capelli artificiali, dalla rotazione dei lembi all’autotrapianto ad isole il percorso è stato lento, ma inesorabile. Le metodiche chirurgiche fino ad ieri disponibili presentavano però limiti sia dal punto di vista dei risultati che del disagio post-operatorio. Oggi la scienza si è perfezionata al punto tale che la ridistribuzione della capigliatura avviene in tempi rapidi e con effetti ottimali».
L’autotrapianto monobulbare
Fra le nuove metodiche che vedono l’applicazione di sofisticate strumentazioni, spicca lautotrapianto monobulbare microchirurgico in anestesia locale. Per ottenere buoni risultati estetici è importante programmare bene la quantità e la qualità dei bulbi da prelevare e trapiantare. «Il reinfoltimento», dice il dottor Gandolfi, «dovrà inoltre tenere conto di quelle che sono le caratteristiche individuali dei paziente (come la forma del viso, l’età, le aspettative) in modo da raggiungere una giusta armonia d’insieme, secondo gli ultimi canoni della chirurgia estetica. L’ area donatrice è in genere la nuca, dalla quale viene asportata una striscia di cuoio capelluto contenente i bulbi geneticamente attivi. Il prelievo viene effettualo con il bisturi o con il laser, in anestesia locale, in modo minimamente traumatico. A questo punto il medico dovrà passare a quella che forse è la parte più delicata dell’intervento, il sezionamento, una manovra che richiede la massima precisione per il buon successo dell’autotrapianto. Oltre ad eliminare i bulbi inattivi, il chirurgo dovrà fare attenzione a non manipolare troppo quelli da utilizzare per non mettere a repentaglio la loro sopravvivenza. Si scelgono solo i bulbi migliori e questi vengono trapiantati con strumenti microchirurgici in una minuscola fessura creata nella zona da rinfoltire. Questa apertura è cosi ridotta (2 mm. di larghezza per 3/4 mm di profondità) che l’innesto può avvenire perfettamente lungo l’attaccatura dei capelli e seguire la naturale inclinazione della specifica zona. I “nuovi” capelli inizieranno a crescere dopo tre settimane in maniera omogenea e con la stessa direzione, tanto da non rivelare all’occhio alcuna traccia del trapianto. Ma c’è di più: il risultato non è solamente qualitativo ma anche quantitativo. «Se la tecnica è stata eseguita correttamente», sottolinea il dottor Gandolfi «la ricrescita interesserà almeno I’80% dei capelli trapiantati, un numero davvero buono se si tiene conto che nell’arco di una singola seduta possono essere innestati anche un migliaio di bulbi». Dopo la seduta, sulla zona trattata si formeranno delle crosticine destinale a scomparire nell’arco di pochi giorni. Ancora meno tempo, in genere 2/3 giorni, deve passare prima di riprendere a lavarsi i capelli, utilizzando preferibilmente una shampoo delicato consigliato dello specialista. Non si dovrà attendere molto nemmeno per vedere spuntare i nuovi capelli: dopo tre settimane si potrà valutare la loro consistenza e constatare che la loro crescita è identica a quella degli altri. Anzi, ci si stupirà del fatto che i bulbi trapiantati, provenendo da una zona vigorosa come la nuca, hanno prodotto capelli più sani e robusti. Per una calvizie di dimensioni ridotte è sufficiente un’unica seduta ma qualora il caso lo richiedesse è possibile suddividere la pratica di reinfoltimento in più interventi, distanziati tra loro di alcuni mesi. «I tempi di attesa tra una seduta e l’altra» conclude il dottor GandolfiH «non costituiscono un limite per questa tecnica; serviranno al contrario per ammirare gradualmente i risultati e per adeguare proprio ed altrui occhio ad un reinfoltimento del cuoio capelluto più naturale e pressoché inosservato. E per rassicurare chi temesse dì sentire dolore è utile sapere che una seduta di cure odontoiatriche normali è decisamente più fastidiosa! Quindi, possiamo proprio dire che il futuro non vedrà più uomini O donne soffrire per la perdita dei capelli e forse se gli esperimenti in corso sulla clonazione in vitro avranno successo si avrebbe allora a disposizione per il trapianto di ciascun paziente un infinito numero di bulbi».

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