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Cellule staminali, tessuto adiposo e seno

Cellule staminali, tessuto adiposo e seno

Sempre più spesso leggiamo dei miracoli terapeutici che le cellule staminali producono sul nostro organismo e quello del tessuto adiposo per il seno è uno di questi. Questa è una notizia vera. Tanto reale che oramai nei convegni medici di alto livello l’argomento è sempre presente e dibattuto e chi vi scrive applica questa tecnica da oramai due anni.
Dove mi trovo ora a Miami in Florida abbiamo appena concluso un simposio internazionale centrato solo su questo argomento ed eccovi i pro ed i contro in confronto all’uso tradizionale delle protesi in silicone. Il tessuto adiposo una volta trasferito da una sede all’altra del nostro corpo attecchisce. L’adipe contiene una quantità altissima di cellule staminali adulte che nella nuova sede contribuiscono all’attecchimento ed al miglioramento della zona ricevente. Il tessuto adiposo si preleva attraverso una liposcultura delle zone dove si è accumulato,viene purificato in sala operatoria e subito trapiantato nei seni. Quindi prima grossa differenza rispetto al silicone qui non c’è alcun corpo estraneo.
L’intervento si effettua con siringhe ed aghi speciali e quindi si può eseguire in anestesia locale associata di solito ad una blanda anestesia, non prevede tagli e quindi cicatrici. Il dolore post-operatorio è talmente contenuto che la convalescenza è limitata a tre quattro giorni al massimo.
Non si effettuano tagli, indispensabili invece per il posizionamento di protesi sintetiche, non si corre il rischio di ledere strutture nervose o vasi sanguigni e non si devono posizionare i drenaggi post operatori. Poiché si utilizza un tessuto proprio non si corre il rischio del rigetto delle protesi che consiste nel tentativo del nostro organismo di rifiutare un tessuto sintetico che non gli appartiene. Anche il rischio di infezione è fortemente ridotto, anzi gli studi più recenti dimostrano che ferite infette e che non riescono quindi a cicatrizzare guariscono dopo iniezioni di adipociti per azione della componente staminale presente. L’uso del tessuto adiposo permette al chirurgo di effettuare una vera scultura del seno andando ad aggiungere il volume dove la paziente lo desidera. Ecco però gli svantaggi rispetto al silicone. Tutt’oggi la percentuale di attecchimento del grasso non è prevedibile. Nella mia casistica che ho presentato in questi giorni ai colleghi a Miami si va per singolo intervento da un minimo del 50% fino al 90% del grasso trasferito a seconda del metodo impiegato. Possono essere necessari quindi più interventi per raggiungere il risultato desiderato. Non si può effettuare su donne molto magre e che desiderano un aumento significativo. Per il chirurgo è una tecnica più lunga da eseguire rispetto all’impianto di protesi se il medico non dispone di una équipe specializzata sia nella liposcultura del corpo che nel trapianto. Questa secondo noi è la ragione che attualmente ne sta limitando fortemente la diffusione in ambito medico . I pregiudizi presenti in passato come le eventuali problematiche radiologiche o addirittura oncologiche sono oramai superati dai numerosi studi clinici ultimati ed in corso presso i più noti centri di ricerca del mondo. Il sottoscritto, pur avendo effettuato i primi autotrapianti di tessuto adiposo sul corpo oramai 10 anni orsono, ne ha attesi tanti per aumentare il seno perché la regola numero uno in medicina è sempre la stessa: “Primo non nuocere”.
Detto ciò dobbiamo evidenziare per il lettore che oggi la protesi in silicone non è superata poiché comunque è la soluzione più conosciuta da parte della classe medica e dei pazienti e quindi tutt’ora la più diffusa nel mondo. Una svolta ci sarà quando i laboratori saranno in grado di produrre delle protesi mammarie biologiche fatte dei nostri tessuti ,ma per ora non c’è nulla di concreto. Ma ora, da Miami, ecco un’anticipazione per la prossima puntata. Parleremo dell’autotrapianto di tessuto adiposo qualeuna soluzione anche per le donne che già portano protesi in silicone e che non ne sono contente perché inadeguate.

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