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Articolo MAG di marzo 2012 – I CONTROLLI AL SENO RAGIONI DI UNA SCELTA

I CONTROLLI AL SENO RAGIONI DI UNA SCELTA

Tecniche e interventi per conservare la bellezza del corpo femminile

Sono reduce da un congresso di chirurgia estetica che si è tenuto a Mosca proprio in questi giorni. Anche in questa sede, com’era prevedibile, si è parlato delle scandalo delle protesi Pip, ma ho potuto constatare che, anche a livello internazionale, tutti i migliori professionisti sono concordi su un punto: non c’è ragione di creare ingiustificati allarmi. E allora, lo ripeto ancora una volta: le protesi Pip non sono cancerogene né infettive e non scoppiano. Sono però più fragili, maggiormente soggette a rotture, e il tipo di silicone che contengono, a contatto con il corpo produce infiammazioni: devono, quindi, essere tenute sotto controllo. L’Aicpe, Associazione Italiana Chirurghi Plastici ed Estetici, di cui sono segretario, ha aperto uno “Sportello Pip”, (e-mail: sportellopip@aicpe.it) a cui si può rivolgere chiunque desideri informazioni a riguardo. Certo il consiglio più prevedibile – ma anche il più corretto – è quello di procedere a un controllo senologico. Controllo che dev’essere comunque fatto periodicamente e che in questo caso, permetterà anche a qualche paziente (specialmente tra coloro che sono state operate all’estero) di chiarire se effettivamente è stata loro impiantata una protesi PIP. Ho potuto constatare, infatti, che spesso chi si è affidata a un chirurgo straniero può avere difficoltà a rintracciarlo o non è stata adeguatamente informata sull’impianto utilizzato.
Ma, al di là della problematica delle protesi Pip, il controllo senologico è importante perché il tempo passa, le condizioni fisiche cambiano, (per esempio, in seguito a una gravidanza), le protesi stesse si modificano ed è quindi naturale che il risultato di un intervento si modifichi, fino addirittura a perdersi. Per questo, “fare il tagliando” alla propria protesi è una pratica assolutamente necessaria.
A questo proposito, approfitto per rispondere a una gentile lettrice di MAG che mi scrive: «Ho ingrandito il seno nel 2005, ora però non ne sono più soddisfatta: le due taglie in più che avevo si sono ridotte e mi pare che le protesi siano indurite ,in alcuni punti palpabili e che sia emersa anche qualche irregolarità. Cosa devo fare?». La signora esprime una giusta preoccupazione che nasce da una condizione reale: con il tempo le protesi possono cambiare di consistenza e la massa della mammella si può ridursi di volume Ecco quindi la necessità di un restauro. Fino a oggi bisognava rifare tutto da zero e impiantare una nuova protesi, con tutto quello che ciò comporta: aumentati rischi di infezione, “rigetto” ecc. ecc. Oggi, invece, è possibile “revisionare” il proprio seno senza doverlo rifare ex novo, e questo grazie alla tecnica Natureal Breast da me messa a punto e sperimentata da molti anni, ossia l’autotrapianto di grasso. Nel caso della signora, Natureal Breast le permetterebbe di recuperare la taglia persa, rimodellare il seno, ridurre sensibilmente la sensazione di durezza e, in più, togliersi qualche inestetismo da altra parte del corpo – tipo culotte de cheval o un po’ di pancetta – tutto con una sola operazione, senza cicatrici e con un effetto straordinariamente naturale. Sembra quasi troppo per essere vero… eppure è esattamente così.
Tutto comincia aspirando il grasso in eccesso e rimodellando la zona di oggetto. Con una mini liposcultura. Dopo di che, una volta ripulito reso utilizzabile, quello stesso grasso che in una zona era un chiaro inestetismo diventa la materia naturale e “personale” per ridare forma, volume e piacevole consistenza al seno. Senza, badate bene, rimuovere la protesi, ma semplicemente “foderandola” con quel grasso, e compensandone la riduzione di volume. Il trapianto di grasso, insomma, è lo strumento perfetto per un body shape ideale: permette di ridurre alcune parti del corpo tradizionalmente “difficili” da trattare con altri metodi – cosce, glutei, addome, ma anche braccia, doppio mento e al tempo stesso di accrescere il seno, con un metodo poco invasivo, in anestesia locale, e con post operatorio di poche giornate. Certo: questa tecnica non è adatta a chi voglia aumentare il proprio seno di due o tre taglie con un solo intervento, ma forse anche questo sebbene sia un limite (superabile solo con almeno due operazioni distanziate tra loro di almeno 3 mesi), ne definisce anche il carattere fondamentale, che è la naturalezza del risultato. Chi opta per un rimodellamento e ingrandimento del seno con l’autotrapianto di adipe punta, innanzi tutto, alla naturalezza del risultato. Una naturalezza che nessuna protesi al silicone potrà mai raggiungere.

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